Gli s-coppiati

betullejohnprice
Foto di John Price

Sono molto interessata alla distopia, la descrizione di una società distorta e spaventosa, dove spesso si avverano incubi e si realizzano ossessioni latenti o presenti nel sistema in cui viviamo. Per questo ero molto curiosa di vedere THE LOBSTER, un film del regista greco Yorgos Lanthimos con Colin Farrell e Rachel Weisz. A parte le pessime condizioni fisiche in cui ho trovato l’ex maschione Farrell, Mr addominali quando faceva Alexander e Total recall, divenuto un bolso panzone per esigenze di copione (?) o per il normale abbruttimento dovuto alla dieta statunitense, devo dire senza tanti giri di parole che The Lobster è uno dei più brutti film girati negli ultimi vent’anni, a essere generosi. In breve il film  racconta un futuro immaginario dove essere single è vietato, pena l’arresto e la deportazione in un hotel nel quale si è obbligati a trovare l’anima gemella in 45 giorni di tempo, in caso contrario i clienti dell’hotel-lager sono trasformati in un animale a loro scelta. Colin sceglie appunto un’aragosta. Fuori dall’hotel c’è un bosco dove vivono i solitari a cui non è concesso di accoppiarsi con nessuno. Il protagonista fugge dall’ hotel dopo aver provato a mettersi con una spietata assassina che gli ammazza il cane-fratello a calci, e poi si innamora di una solitaria osteggiato dalla perfida leader del gruppo, che ha il potere di comminare terrificanti  pene a chi si sottrae alle regole. Il film arranca e si contorce per due ore, inseguendo una conclusione che non arriva mai. L’assurdo finale, più che un coito interrotto e’ un gradito sollievo che libera lo spettatore da una sequenza di fotogrammi pieni di violenza gratuita, dialoghi autistici, sesso deprimente e personaggi mediocri e crudeli. Capisco che il regista abbia vissuto un’ infanzia infelice o una separazione funesta,  ma mi domando: perché tanto odio? Come diceva quello. Ma soprattutto perché sono qui a rimuginarci sopra, quando potrei tranquillamente archiviare il caso come spazzatura artistica e non pensarci più? Questo orribile film ha scatenato in me alcuni interrogativi. Può rappresentare una metafora delle nostre vite di coppia, imprigionate in ruoli cristallizzati dove gli affetti e le emozioni vere non risiedono più da tempo immemorabile, ma non lo vogliamo ammettere? La società ci impone uno stile di vita alienante e profondamente snaturato che ci rende insensibili a ogni tipo di abuso e violenza subita dai nostri simili? Come risolviamo il dilemma tra la solitudine e la vita in comune con le rispettive, tragiche circostanze che non riusciamo a gestire? Dov’è l’amore in tutto questo? L’amore esiste o è solo una temporanea illusione, un beffardo allucinogeno naturale che invade le menti costringendo l’essere umano a scelte involontarie che poi pagherà per i resto della vita sotto forma di alimenti e avvocati? La nostra specie è in via di estinzione come le tigri e saremo tutti mangiati vivi come le aragoste? E i figli, a che cosa servono? A rovinarci la giornata e l’esistenza, facendoci spendere un mucchio di soldi e trasformandoci in bancomat e animatori di un reality? Perché dovremmo ancora riprodurci in un mondo che considera accettabile la segregazione e lo sterminio di donne e bambini in nome di deliranti antefatti ideologici e storici che nessuno è più in grado di decifrare? Forse, se un film del genere è stato pensato e prodotto, significa che qualcuno da qualche parte ha inoculato in noi il virus del disfattismo e dell’indifferenza, un virus che non ci consente di mandare a cagare il regista e andarcene a casa dopo la prima mezz’ora, ma ci inchioda alla sedia a soffrire con questi poveri mentecatti allucinati che si dimenano sul set come animali in gabbia. Bisogna cercare la cura per questo virus, allora. Cominciando col guarire il povero regista greco, che farebbe bene a cambiare mestiere, e vita, nella speranza, un giorno, di scrivere un finale degno di questo nome.

13 commenti

  1. Visto tempo fa e concordo sulla bruttezza del film…lento…opaco…colonna sonora da suicidio. Piacciono anche a me i film sui futuri distopici ma, penso che forse viviamo già in una di queste realtà o per lo meno in una fase embrionale. Non so rispondere alle tue domande ma per quanto mi riguarda trovo certi aspetti di questo mondo assurdi.

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