Saluti rotanti

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Amina non temeva la solitudine. Lei anelava la solitudine. Amina sognava fin da piccola di diventare un esploratrice spaziale ed era salita a bordo della navicella Solaria per svolgere la sua prima missione nell’orbita lunare a soli 21 anni. Amina era considerata un genio nel campo dell’astrofisica aerospaziale e la sua carriera fulminante era dovuta alla determinazione ma anche a capacità cognitive fuori dal comune. Amina aveva due lauree, una in ingegneria e la seconda in scienze fisiche e nel suo curriculum poteva vantare oltre 3.000 ore come pilota di aerei supersonici. Conosceva il russo e il cinese, leggeva i tarocchi francesi e praticava lo yoga in volo da almeno cinque anni.

Benchè apparentemente fosse molto stimata per le sue straordinarie competenze unite a non comuni doti organizzative, Amina era invece assai invidiata e continuamente oggetto di calunnie, pettegolezzi e tentativi di sabotaggio, ma la preveggenza e la capacità di annusare le calamità personali, oltre a un innato tempismo, l’avevano sempre protetta dalle macchinazioni dei colleghi malvagi. Ma naturalmente non era mai riuscita a fare carriera, e nonostante un curriculum di tutto rispetto non le era mai stato assegnato il comando di una missione.

Era arrivato il momento di andarsela a prendere, la missione tanto desiderata, anche perché l’invecchiamento precoce degli astronauti non consentiva ulteriori tentennamenti.

Amina era alla ricerca di un pianeta abitabile per sé e per le sue sorelle e a questo scopo intendeva introdursi in un cunicolo spazio-temporale utilizzando un sistema completamente innovativo: la danza sufi. Tra le altre centinaia di pratiche bizzarre che aveva sperimentato nella sua incessante ricerca della verità –  inclusi i funghetti allucinogeni, la dieta crudista, il  Downhill, il bikram yoga e il bagno rituale nel Tevere – la danza roteante dei dervisci le aveva aperto universi di consapevolezza. In un momento della pratica particolarmente intenso, Amina aveva scoperto che il movimento circolare ad altissime velocità produce un risucchio spaziotemporale spiraliforme capace di realizzare salti quantici di notevole portata. Amina era intenzionata a ripetere l’esperimento con l’astronave Arguta, che si prestava grazie alle dimensioni ridotte e alla estrema manovrabilità.

In base ad alcuni calcoli matematici preventivi, Amina aveva stabilito che ad ogni balzo quantico corrispondeva una nuova galassia a spirale, in una sequenza infinita di spirali, salti e nuove galassie da esplorare. In pratica non c’era alcun bisogno del verme per avanzare nello spazio interstellare, bastava conoscere i segreti del movimento a spirale e l’intuizione che ne derivava. La scoperta di Amina l’aveva convinta a rompere gli indugi e a fissare una data per la partenza dell’Arguta, che era stata da poco completamente. revisionata.

Era ormai giunto il momento del commiato e Amina salutò silenziosamente la mamma e il babbo, le sue amiche più care e la sua gatta, selezionò la playlist anni Novanta che includeva Everything but the girl, Chemical Brothers, The Black Crowes, Moby, Air e Bjork, infilò in uno zainetto la Guida alle Galassie Pressochè Inesplorate di H.G. Wilcox, e si sparò venti gocce di Xanax per godere di un propedeutico sonno ristoratore senza sogni.

Infine, oltre ogni ragionevole pronostico di successo, Amina salpò ai comandi dell’Arguta, dando ad intendere alla torre di controllo che avrebbe eseguito solo un piccolo giro di ricognizione per testare gli strumenti di volo dopo la revisione.

“Faccio un salto sulla base Sigma e ritorno subito – promise, e un lunedì mattina scomparve nello spazio profondo roteando vorticosamente. Sui monitor apparve dapprima l’immagine di una gigantesca corolla vermiglia, che si trasformò rapida in una specie di indistinta forma dai colori sempre più tenui. Infine anche l’ultima aura scomparve dai rilevatori, senza lasciare traccia.

Continua…

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