Il pianeta delle Spose Radiose

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Dopo qualche giorno di navigazione Amina vide all’orizzonte una grossa torta bianca a sei piani. La torta era riccamente decorata con motivi floreali a tinte pastello e sormontata da un bouquet di roselline. L’atmosfera che la circondava era fatta di pulviscolo color rosa carico e intorno al pianeta gravitavano migliaia di confetti bianchi.

Amina manovrò la navicella cercando di evitare i confetti, molti dei quali si spiaccicarono sull’abitacolo sprigionando un liquido biancastro. Quando ormai la visibilità risultava gravemente compromessa, Amina riuscì a sbarcare sul pianeta.

Appena scesa, Amina si rese conto che calpestava un materiale vischioso, una sorta di melassa color ambra che si appiccicava agli stivali rendendo i passi faticosi. Alzò lo sguardo da terra e si trovò circondata da lunghi tavoli da dodici, ricoperti da candide tovaglie ricamate che accoglievano piatti di cristallo ricolmi di ogni ben di Dio: pasticceria mignon dolce e salata, pizzette, crostini misti, polpette al sugo, crostacei in salsa cocktail, spiedini di frutta, formaggi francesi, olive all’ascolana e tartine alla danese. Affamata dopo la triste tappa nel paese delle Magrette, Amina allungò una mano per afferrare una tartina ma si bloccò al suono di un allarme antiaereo.

“Ferma, che stai facendo? Come ti permetti di toccare il buffet? Non è ancora arrivato il momento!” Tuonò una voce fuori campo.

“Che succede? Quale momento?” si informò Amina. Ma non aveva finito la frase che comparvero decine e decine di creature sinuose che parevano fiori rovesciati. Al vertice esibivano una specie di lungo pistillo aperto sul davanti che proseguiva con un fusto sottile chiuso da una grossa corolla che convergeva in basso. Ogni vegetale bulboso sfoggiava una tinta diversa, che andava dal malva al violetto, dal celeste al blu notte, dal rosso fuoco al salmonato. Nel complesso l’esercito di petali colorati possedeva una sua armonia, grazie anche al movimento coordinato che permetteva loro di spostarsi in formazione. Una delle creature, dotata di una corolla di un bianco perlaceo, si staccò dal gruppo e si avvicinò basculando ad Amina.

“Chi sei? Chi ti ha chiamata? Sei amica o sei parente? Facci vedere l’invito!” intimò il bulbo capovolto.

“Veramente non ho ricevuto nessun invito… Mi chiamo Amina. Vengo in pace, sono una terrestre e cerco un luogo dove trovare rifugio per me e per le mie sorelle. Tu sei femmina?”.

Nonostante le parole di Amina, pronunciate in tono mite, la floreale non accennò a deporre il proprio atteggiamento aggressivo.

“Mi chiedi se siamo femmine? Noi siamo le creature femminili per eccellenza, noi siamo le Spose Radiose!” replicò con stizza, poi spostò di lato il  pistillo e gli fece fare un mezzo giro, come ad indicare il resto della truppa.

“Vedi? E’ tutto pronto! Le partecipazioni sono state spedite, le liste nozze sono compilate, i viaggi di nozze prenotati!”.

“Quindi adesso si comincia a mangiare! – propose Amina, che sentiva lo stomaco contrarsi ogni volta che il profumo invitante delle cibarie esposte raggiungeva le sue vibrisse.

Tutte le corolle ondeggiarono all’unisono come se avessero ricevuto uno schiaffo da una grande mano invisibile.

“Non si può! – berciò la portavoce.

“Ma perché no? – protestò Amina, esasperata – hai appena detto che è tutto pronto!”

“Ma non vedi che manca qualcosa?” replicò il bulbo, che a poco a poco avvizziva sotto gli occhi di Amina.

“Coooosa?” si informò la viaggiatrice, impaziente.

“Non capisci? Mancano gli sposi!” frignò la corolla parlante, mentre tutt’intorno si spandeva un odore di erba tagliata – Non sono venuti! Non si sono presentati! Non hanno nemmeno avvertito, neanche un messaggino, niente!”

Amina allungò lo sguardo e vide che i fusti dei vegetali si stavano lentamente ripiegando su sé stessi, in una danza mesta.

“Eeeeh – sospirò – i fiori recisi mi hanno sempre messo una gran tristezza – e  a capo chino rientrò nella navicella e salpò, ancora diguna.

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