Farsi un viaggio

A quei tempi lavoravo in una libreria.

I librai tendono a dividersi in due categorie: i depressi e gli schizzati. In quel periodo ero depressa, ma data la mia natura bipolare non ne facevo un dramma. La verità è che spesso mi annoiavo, soprattutto nella fase maniacale. Quello del libraio è un mestiere tranquillo, se non ti importa veramente di vendere libri, si capisce.

Un giorno entrò in negozio una ragazza, colorito giallastro, occhiali da vista con la montatura grossa, tracolla e Birkenstock ai piedi.

“Avete una guida turistica del Sudan?”

“Guida. Turistica. Del. Sudan. ”

Pausa.

“Sudan?”

Lei mi fissava in silenzio.

Guardai in basso e poi a destra, cercando una via di fuga.

“Proprio così. Ho trovato solo qualcosa sull’Africa occidentale ma il Sudan e’ dall’altra parte”.

“Ehm … della parte orientale ci sono guide di: Zanzibar, Tanzania, Madagascar, insomma dove i turisti effettivamente ci sono”.

“E’ beh, ci vado solo io in Sudan”.

Già.

In effetti i lettori di guide di viaggio sono una razza a rischio di estinzione. Il mercato è in crisi. Le guide cartacee sono state sostituite prima dai forum e poi dai blog di viaggi. Le guide del Messico e dell’India vengono usate principalmente come ferma porte.

La soluzione alla contrazione dell’offerta potrebbe essere quella di coltivare un pubblico di nicchia: masochisti aspiranti vittime dei terroristi e amanti zone di guerra.

Nella pausa pranzo decisi di aprire un’agenzia di viaggi estremi. Ero ufficialmente passata dalla fase depressa alla fase maniacale. Sul tovagliolo annotai alcune mete da promuovere : Iraq, Darfur, Siria, Nigeria, Algeria, Mali, Cecenia e, per rilassarsi, Corea del nord. Mi segnai di includere nei preventivi anche l’eventuale riscatto pagato dalla Farnesina in caso di sequestro.

Niente assicurazione sanitaria o di annullamento. No vaccini. Libertà totale di smarrirsi, di essere rapiti, torturati e uccisi da comuni criminali o in alternativa da gruppi paramilitari. Viaggiare pericolosamente, la nuova frontiera del turismo.

Aggiunsi alla lista anche alcune mete sciistiche in Italia ad alta probabilità di slavine, e borghi storici in zone sismiche governate da giunte incriminate per peculato e malversazione. Nell’elenco non mancavano un paio di megalopoli sudamericane in preda ai cartelli della droga e qualche isola del Borneo nota per documentati episodi di cannibalismo.

Soddisfatta, ordinai un decaffeinato doppio macchiato freddo.

Tornai in negozio, pronta a rassegnare le dimissioni e a lanciarmi nella mia nuova, esaltante, avventura lavorativa.

La prima cliente del pomeriggio fu una signora bionda, fresca di parrucchiere, che mi chiese una guida di Castiglione della Pescaia. Era così sorpresa che non esistesse che prontamente le proposi di darle il cellulare di mio cugino di Livorno.

“È un ragazzo molto gentile e a modo. Sarà lieto di esserle d’aiuto.”

La signora, che apparteneva alla grande famiglia degli ansiosi patologici che vogliono mappato anche l’appartamento a Pinarella di Cervia, con cucina abitabile e posto auto, affittato da vent’anni dalla stessa agenzia, prese la porta lanciandomi occhiate di disapprovazione.

Giunta a casa, mi cucinai una minestrina in brodo che mangiai sul divano guardando il tg. Alle dieci e trenta puntai la sveglia e preparai gli abiti per l’indomani.

Noi bipolari ci accontentiamo di poco. Con un po’ di pazienza e una serata in solitudine dimentichiamo in breve qualunque idea geniale che ci colga impreparati.

Nel mese successivo vendetti una sola guida di viaggio. Una mamma la compro’ per la figlia in procinto di partire per fare l’Erasmus a Barcellona. Soldi buttati. La ragazza avrebbe trascorso ogni minuto del suo tempo libero in compagnia di altri italiani al bar o nella stanza del fidanzato di turno.

Le feci un po’ di sconto.

5 pensieri su “Farsi un viaggio

  1. Tiziano Gioiellieri ha detto:

    BravA! Mi sono divorato ogni frase. Non sapevo fossi anche tu bipolare. Io ci litigo da dopo la comunità, con il bipolarismo, solamente dall’ 88, che vuoi che sia.
    Ti leggo volentieri.
    Vamos!

    Mi piace

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