Il discorso

Si avvicinavano le elezioni scolastiche e niente sarebbe più stato come prima.

Sawyer prometteva preservativi gratis ma nessuno aveva intenzione di scopare nei bagni e poi era uno slogan già sentito lo scorso anno. Ci volevano nuovi stimoli, nuove emozioni.

Geraldine, detta Gerry, andava nelle classi delle matricole e parlava ad uno ad uno con i giovani maschi. Mentre giurava al malcapitato di turno che gliel’avrebbe data in caso di vittoria, la sua amica Tiffany la sosteneva mostrando dieci centimetri di natiche fuori dagli short.

Brittany si era tatuata le sopracciglia per la campagna elettorale e nel programma aveva inserito un lungo elenco di merce scontata da acquistare nei negozi del suo ricco genitore, che vendeva specialità gastronomiche importate dall’Europa: dal paté bretone alla salsiccia scozzese, dal tartufo italiano ai cioccolatini austriaci.

Sam non possedeva la faccia tosta di Sawyer e non poteva praticare il voto di scambio come le altre due, così decise di buttarla in rivoluzione.

Cominciò un venerdì mattina.

Le prime due ore c’era inglese e poi storia, tre ore in tutto con Miss Swandon, una bionda slavata sotto i trent’anni con problemi personali: era anoressica e non gestiva l’autorità, cioè era incapace di esercitarla.

“Ti dirò il voto che ti ho dato nel tema di storia alla fine della lezione, Sam.”

“Voglio saperlo adesso.”

“No, Sam” rispose lei, con la massima calma di cui era capace. ” ti ho detto che lo saprai più tardi. Ora aprite il libro a pagina…”

“Vaffanculo!” Urlò Sam alzandosi in piedi, con il busto piegato in avanti.

Tutta la classe restò muta. Si sentiva il ticchettio dell’orologio di Madsen.

“Prova a ripetere? Non ho capito bene.” Miss Swandon non diceva mai la cosa giusta.

“Vaffanculo!” Sam obbedì.

“Ci riempi di schemi da studiare ogni fine settimana. Ne ho abbastanza. Vaffanculo anche i tuoi schemi di merda. Vaffanculo!”

Sam rinforzò il concetto scaraventando a terra tutto quello che c’era sul banco, con un frastuono minaccioso.

“Bene, Foster. Questo ti costerà una nota.”

Si guardarono l’un l’altro.

Una nota? Nient’altro?

Da quel giorno, ogni martedì e venerdì Sam Foster insulto’ l’insegnante di inglese con regolarità, dando prova di intuito e prontezza. A volte si dedicava all’aspetto fisico, altre volte alle competenze, ma sempre colpiva nel segno, mentre tutto quello che otteneva era una semplice nota.

“Gli insegnanti sono bersagli mobili. Apri il fuoco anche tu.”

Sam scrisse la frase in Word su un foglio e ne stampo’ alcune centinaia di copie, che distribuì durante l’intervallo in campagna elettorale.

Sam non fu sanzionato e non andò nemmeno dal preside. Suo padre era un pugile e sua madre possedeva un negozio di armi.

Capito’ che fu eletto con la maggioranza dei voti.

Alla festa per l’investitura, che fu organizzata nella villa con piscina di Brittany, Sam si fece dare da Sawyer un preservativo fosforescente e se ne andò in giro per il giardino a spaventare le coppiette appartate come un satiro rimbambito.

Rivestitosi, volle tenere il suo discorso.

“Molti di voi del primo anno penseranno che dopo il diploma tornerò a scuola e farò una strage.”

Tutti risero.

“Probabilmente è così, anche se dipende molto da quante ragazze me la daranno al college.”

Risero solo i maschi.

“Ad ogni modo, avete capito che quello che dicono i candidati in campagna elettorale sono solo menzogne.”

Molti annuirono, qualcuno si stappo’ un’altra birra.

“La verità è che questa è una guerra, e gli adulti la stanno vincendo.”

Li aveva in pugno.

“Fate cazzate finché siete in tempo, ma non così grosse da andare il prigione per il resto della vita. Se siete neri non conta, finirete in galera comunque.”

Risero solo i bianchi.

“Adesso vado a casa. Domani c’è scuola e se non finisco i compiti mia madre mi fucila.”

Nessuno fiatò.

“Scherzavo.”

Andò verso il cancello, lentamente, facendo dondolare una bottiglia di Bud appesa alla mano destra. Poi si fermò, accese una sigaretta e si girò indietro.

Stavano tutti lì a guardarlo.

Era stato facile.

Forse l’avrebbe rifatto, un giorno.

There’s a tragic flaw in our precious constitution, and I don’t know what can’t be done to fix it: only nutcases want to be president. This was true even in high school. Only clearly disturbed people ran for class president.” – Kurt Vonnegut

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