Quando passa la Buriana

Incredibile come diamo per scontate le cose quando ci passano sotto il naso ogni giorno, per anni.

Una madre, ad esempio.

I suoi gesti in cucina, veloci e precisi, il suo modo brusco di rispondere, quando sai che non ascolta per davvero.

Si arrabbia spesso, senza un vero motivo, ma lo fa per esprimere un disagio, o per recitare una parte. È quasi sempre sovrappensiero.

Una madre, che la guardi migliaia di volte quando non sa di essere guardata.

La osservi mentre mescola  la polenta, pulisce il bagno o pela le patate. La studi quando gira il pollice e l’indice in quella particolare maniera che non riesci mai a riprodurre, e ne esce un cappelletto che va ad occupare il suo posto nella schiera dei soldatini di pasta e ripieno.

Una madre che stira guardando la tivù e le scappano dalla bocca frasi che poi ritorneranno a trovarti, in un circolo chiuso, privato, di cui solo voi due possedete la tessera.

“Va a Spunzole.” Dice, per sfottere, ma senza insultare. Spunzole è Quel Paese dove ti ci mandano, ma non andresti mai di tua volontà.

“È un blacco.” Sentenzia, prendendo tra le dita la misera stoffa di un abituccio da bancarella, di quelli che farebbero sembrare Cenerentola anche una diva del Cinema.

“Deve passare la Buriana.” Osserva cupamente, con lo sguardo lontano, quando le cose diventano dure e secche, come il ghiaccio che si forma al passaggio del gelido vento Siberiano, e la vita prende l’aspetto di una steppa desertica e inospitale.

Così mi ha insegnato a sopravvivere agli inverni della disperazione e della noia, e io non lo sapevo.

Ora che lo so, lei non c’è più, per dirle grazie.

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