Le Lampomore

more-di-gelso-720x300La mattina è fresca. C’è il sole, ma si capisce che presto il tempo cambierà.

Nuvole rapide si fanno strada nel cielo striato di bianco.

Mamma posa la mano sulla mia nuca e preme dolcemente le dita sulla base del collo mentre andiamo verso il cancello d’ingresso della scuola.

Sono di buon umore: stamattina c’è ginnastica, viene l’istruttore di baseball. Sono bravo a baseball: l’ultima volta ho battuto un fuoricampo e ho rubato tutte le basi. E’ divertente, il baseball. E’ ancora più divertente perché sono il migliore di tutta la classe, tranne forse Max che gioca in una squadra.

Mentre percorriamo il vialetto che ci porta a scuola pestiamo i frutti neri e morbidi caduti dagli alberi. E’ la stagione delle lampomore. Quando le lampomore sono pronte da mangiare cadono dagli alberi, che sono alti e fiancheggiano il sentiero che conduce alla scuola. Il terreno allora si ricopre di polpa schiacciata che si appiccica alle suole delle scarpe.

Alcune mamme imprecano e si lamentano delle lampomore. “Uffa, che schifo! Mi sono sporcata” dicono. Ma come si fa a scocciarsi delle lampomore? E’ come dire che la primavera fa schifo perché il vento di aprile scompiglia i capelli e la pioggia di maggio rovina il trucco.

“Ci vorrebbe una scala per raccoglierle tutte – osserva mia mamma – Si potrebbe fare la marmellata.”

Le lampomore sono buonissime, zuccherine e succose. Sono nere come le more ma dolci come i lamponi, ed è per questo che si chiamano lampomore. Hanno la forma di una mora allungata e lo stesso colore.La maestra ci ha spiegato che gli alberi che fanno le lampomore sono i gelsi e quelli sono i frutti dei gelsi. Il gelataio fa la granita di lampomore che infatti si chiama “Gelsi”. In gelateria bisogna ordinare la granita ai “gelsi”, se no il gelataio non capisce che gusto vuoi.

A mia mamma non importa di sporcarsi le scarpe. Le chiedo se mi aiuta a raccogliere le lampomore perché i rami sono alti e io non ci arrivo. A dire il vero gli alberi sono troppo alti anche per lei, riusciamo a raggiungere solo i frutti ancora acerbi.

“Quelle sul ramo non vanno bene, quando sono pronte, cadono.”

“Allora raccoglile da terra – dice lei – prendi quelle che sono sull’erba.”

E’ una buona idea. Ne raccolgo una nera e grossa e la metto in bocca. Il succo mi esplode sulla lingua e io chiudo gli occhi per godermi meglio il sapore dolce.

“Quando sarai grande ti ricorderai che mangiavi le lampomore andando a scuola.” Mentre parla mi scompiglia i capelli.

“Ciao, a stasera”.

Corro verso il cancello.

Come sempre la cerco con gli occhi per un ultimo saluto prima di entrare.

In classe, la maestra mi dice che ho le labbra blu.

“Ho mangiato le lampomore.”

Penso che quando le lampomore saranno tutte cadute anche la scuola finirà. Un po’ sono contento, un pochino anche mi dispiace. Ma sono soprattutto contento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...