Il pianeta delle Bocche Amare

Un-cratere-originato-dalla-caduta-di-un-meteorite-c-NASA-Denis-Sarrazin

Nella quiete dello spazio siderale, Amina si trovava a suo agio. Le mancavano i suoi genitori, la sua gatta, gli alberi del giardino e gli amici, ma il rumore, quello no: lo stridore dei freni delle automobili sull’asfalto, gli insopportabili clacson, il rombo delle moto da strada e l’insultante pernacchia degli scooter.

Non le mancavano le petulanti melodie che la inseguivano al bar, al ristorante, al supermercato e sulla spiaggia, non anelava il continuo berciare della tv accesa, che sua nonna guardava senza sosta. La Terra era un pianeta infestato da rumori molesti e pochissimi erano i terrestri che sapevano maneggiare uno strumento musicale o che semplicemente aprezzavano il silenzio. A volte Amina parlava a voce alta quando era sola, per godersi meglio la quiete così rara, nel contrasto che si creava. Le persone che parlavano o che cantavano tra sè in classe o negli ambienti comuni, solo per farsi notare o per darsi importanza, la facevano letteralmente infuriare. Avrebbe potuto ucciderle.

Fu così che non riuscì a contenere il proprio disappunto quando percepì un brusio, che diventò un chiacchiericcio e poi si trasformò in una rinfusa di voci acute e più grevi che si accavallavano e rimbalzavano sulle pareti esterne dell’astronave, mentre l’Arguta si avvicinava a un corpo celeste rossiccio e tutto butterato.

“Che diavolo succede? – si chiese Amina, che, presa dalle riflessioni sul silenzio, si era avvicinata troppo al campo gravitazionale del pianeta butterato e ora era costretta ad attivare le procedure di atterraggio. Quando i motori furono spenti, il forte rumore si trasformò in frastuono, che investì Amina al momento dello sbarco, per fortuna attutito dalla protezione acustica assicurata dal casco.

Davanti ad Amina si stagliarono centinaia di migliaia di creature sospese a mezz’aria, che sembravano farfalle, ma viste da una distanza inferiore mostrarono la loro vera natura: erano bocche, miriadi di bocche dentate. Amina si avvicinò a una delle bocche per capire quali suoni ne uscivano e capì che erano impegnate in una gara di karaoke.

“Posso iscrivermi? – strillò Amina, per farsi udire.

“Puoi scegliere la canzone che vuoi cantare – l’informò una delle bocche – Vince la gara chi si esibisce nell’interpretazione più interessante a giudizio insindacabile della Lingua Madre.”

“Democratico.” commentò Amina, allungando il collo per riuscire a distinguere la grande bocca che conteneva la Suprema Lingua, ma le sembravano tutte uguali.

“Come ti chiami?” le chiese la bocca più prossima.

“Amina Gelatina.”

“Cosa ci canti? “

“Il coro a bocca chiusa, dalla Madama Butterfly, di Giacomo Puccini.” rispose Amina, contegnosa.

“Mi prendi in giro?” l’apostrofò la bocca, mostrandole i canini.

“No, no – disse Amina, col tono più rassicurante di cui fu capace – Esiste e te lo posso provare.

“Ragazze! – gridò la bocca, rivolgendosi alle compagne – questa extra dice che sa cantare con la bocca chiusa, ma chi ce l’ha mandata?”

Tutte quante le bocche scoppiarono in una risata fragorosa, da far tremare la superficie del pianeta butterato, che doveva i molteplici crateri all’abitudine delle bocche di sputare saliva acida.

Amina era molto preoccupata perché temeva la reazione negativa dell’uditorio, e soprattutto i loro sputi urticanti, ma non si lasciò prendere dallo sconforto, fece un bel respiro, si schiarì la voce e chiese l’attenzione del pubblico.

“Sono Amina Gelatina e mi esibirò in un numero mai sentito prima.”

Dopo aver suscitato la curiosità della platea e il disappunto della Grande Lingua Madre, che era di certo quella che si agitava facendo segno di tagliare, la ragazza estrasse di tasca una mela e se la ficcò in bocca.

“mmmmmm –mmmmmmmmmmmmmm- mmmmm- mmmmmmmmmmm –mmmmmmmmm – mmmmmmmmmmm —- mmmmmm –mmmmmmmmmmmmmm- mmmmm- mmmmmmmmmmm –mmmmmmmmm – mmmmmmmmmmm”

Le bocche non fiatarono per un lungo momento, poi si scatenò il delirio. Il pubblico impazzito faceva la ola e acclamava Amina.

“A- mi-na, A –mi-na!” La ragazza venne portata in trionfo dalle bocche al cospetto della Grande Lingua Madre che fu costretta a proclamarla vincitrice contro ogni pronostico  e soprattutto contro la propria volontà.

Amina sputò la mela e la mostrò alle bocche.

“Se volete ripetere quello che ho fatto io, seminate i semi di questo frutto e avrete altre mele del silenzio”.

Poi Amina girò i tacchi, seguita da un brusio di ammirazione, e risalì sulla navicella Arguta, soddisfatta.

La quiete dello spazio profondo era stata ristabilita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...