Arrivare ultimi

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Esiste un libro, edito da Red, che supporta la tesi secondo cui l’ordine di nascita influenza il carattere. Il libro, intitolato Primogeniti, mediani, ultimogeniti… : come l’ordine di nascita influenza il carattere e la personalità di un bambino, scritto da Michael Grose, è una lettura consolatoria, soprattutto per quei genitori preoccupati dalle possibili conseguenze nefaste delle proprie scelte sui figli.

Anch’io ho una teoria a questo proposito, la cui valenza scientifica non è da meno, poichè si basa su un genuino empirismo e  su un approccio autenticamente arbitrario.

I primogeniti sono stressati. I secondogeniti sono incazzati. I terzogeniti sono un mistero. Come le persone nate sotto il segno dei Pesci, possono essere tutto e il suo contrario. I figli unici sono primogeniti potenziati, ignavi e viziati, senza le attenuanti generiche.

Gli ultimogeniti sono fortunati: hanno rischiato di non nascere nemmeno. Il destino li mette alla prova, fin dal primo vagito. Tutti quanti i fratelli, in coro, pensano che palle, ci mancava solo questo. La madre non ha mai tempo per loro, ma dai genitori ricevono senso di colpa a profusione, una cosa che non aiuta l’autostima. In compenso, dell’ultimo nato i fratelli dicono che è un privilegiato. Alla sua età non potevano fare quello che invece gli è permesso, con addebiti che vanno dal ciuccio libero all’orario di rientro dalla discoteca liberalizzato.

L’ultimogenito viene molto baciato da piccolo, per compensare l’imbarazzo suscitato dalla sua semplice presenza. Poi, lo si ignora per sempre. E’ quello già visto, già sentito, già vissuto. Le sue barzellette non fanno ridere, i suoi successi scolastici sono scontati, le sue medaglie non fanno notizia, i suoi vestiti sono fuori moda, la sua opinione è irrilevante.

Per reagire a questa incresciosa quanto ingrata condizione, l’ultimogenito ha due possibilità: combinare un mucchio di guai, nella vana speranza di attirare l’attenzione, o scomparire appena possibile dall’orizzonte affettivo famigliare, dichiarandosi unilateralmente orfano.

Nella pratica quotidiana, il silenzio, l’ascolto attivo e lo studio sono le sue armi: in questo modo l’ultimogenito può permettersi di essere pigro e indolente, sfruttando il vantaggio acquisito, ma senza mai entrare in competizione per l’amore dei genitori. Lascia che siano gli altri a scannarsi. Tanto non gli spetterebbe niente in ogni caso.

Lo status di orfano ha molteplici vantaggi. I suoi fratelli e sorelle saranno gli animali nel bosco e le stelle in cielo, e potrà scegliersi i genitori tra le figure educative che incontrerà sulla strada: baby sitter, insegnanti, parenti, amici, vicini di casa, allenatori.

L’ultimo nato è fortunato.

Il più grande dono che ha avuto dalla vita è la libertà di essere sè stesso.

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