Keep calm and eat Nutella

Una teoria sulla deprivazione sensoriale

SPOILER: questo articolo riguarda tutti quelli che hanno avuto un’infanzia difficile.

Quand’ero piccola negli scaffali dei supermercati non c’erano i barattoli di Nutella da 950 grammi. La Nutella si comprava nei bicchieri di vetro, lisci o decorati in modo frivolo, oppure nelle vaschette da 30 grammi, l’equivalente della Dose Media Giornaliera. La vaschetta si abbinava alla paletta di plastica che serviva a stanare la Nutella acquattata sui bordi e negli angoli, per non perdere neppure una particella di godimento alimentare. 

Mia madre comprava un bicchiere di Nutella all’anno, ma normalmente acquistava le vaschette nel numero di tre alla volta, che duravano circa un mese. Poiché in estate non si mangiava cioccolata, perché contro la nostra religione, si contavano circa dieci vaschette, ovvero 300 grammi ogni 360 giorni, meno di un grammo al giorno.

L’agognato bicchiere della Nutella, l’oggetto del desiderio, finiva nell’angolo più remoto della cucina.  Non era difficile trovarlo: non abitavo nella Reggia di Versailles e la nostra cucina non era il magazzino del Musei Vaticani. Dopo essermi arrampicata su una sedia, trovavo il bicchiere in pochi secondi, imboscato sul pensile più alto, dietro al barattolo del caffè. Non è che potevo spararmi in gola tutto il contenuto, con il rischio di overdose e conseguente cagarella, ma soprattutto di condanna a non mangiare più Nutella fino alla fine dell’infanzia. L’unico modo di non privarmi della deliziosa crema spalmabile al cacao e nocciole era grattare via la Nutella dai bordi del bicchiere. Alla fine del procedimento, lento e accurato, la Nutella non lambiva nemmeno un millimetro quadrato di vetro sul lato vuoto, mentre il lato pieno conteneva inalterato il suo celestiale ingombro. Alla fine, non restava che riporre la confezione e tornare nei ranghi, consapevole che il giorno seguente avrei potuto contare su un altro mezzo cucchiaino di Nutella.

Che tristezza, cazzo.

Ancora oggi l’idea di comprare un barattolo di Nutella da 950 grammi mi ripugna. D’acchito, mi viene da farmi il segno della croce. L’altro giorno, con orrore, ho scoperto nel carrello della spesa un bigoncio di Nutella, messa lì con noncuranza da mio figlio, un millenial che non ha idea di cosa sia la deprivazione alimentare.

Ormai divenuta una donna adulta, costantemente a dieta, ho provato a grattar via la Nutella dal bigoncio da un chilogrammo. Mi sono presto resa conto che se volevo pulire tutto l’interno, avrei mangiato l’equivalente in grassi di otto tartufi al cioccolato.

Così, mi sono versata un bicchiere di vino rosso.

A ogni età, la sua dipendenza.

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