La 52a settimana

A Natale mancano le parole.

Gli ultimi giorni di scuola, le ultime concitate ore al lavoro, gli ultimi momenti per comprare i regali, tutta la fretta del mondo lascia in bocca un sapore amaro. Con la gola secca, non si riesce a parlare. Conviene infilarsi in un bar e bere alla salute degli amici del Presepe. Nel carniere restano poche vuote frasi scontate: “Tantissimi auguri”, “Buon Natale a te e ai tuoi”, “Buon anno, se non ci vediamo più…”

Come sarebbe non vedersi più, essere trasportati in un luogo lontano, dove fa caldo e le luci si accendono soltanto dentro al frigo. Invece, eccoci qui, tutti a far la spesa al supermercato, mentre la radio trasmette “Last Christmas” del povero George.

Hai sviluppato con il tempo un’intolleranza al glutine, al vino scadente, ai profumi dozzinali e alle brutte canzoni di Natale? Hai tentato invano di morire prima di aver festeggiato il tuo venticinquesimo compleanno? Dovrai campare almeno fino alla pensione, in un paese per ricchi sfondati e turisti sprovveduti. Presto, l’IVA aumenterà fino al trentaquattro per cento, la musica in radio farà sempre più schifo e il condizionatore si è rotto l’estate scorsa. Ci penserai a maggio. Ora non resta che sfondarsi di zucchero e grassi, nella vana speranza di aprire un varco spazio temporale infilando la testa nel forno.

Se non sai più in che reparto del supermercato ti trovi e stai uscendo senza aver comprato la granella di nocciole e lo zucchero a velo, se la panna fresca è scomparsa dagli scaffali e devi attraversare la città per trovarne dell’altra, neanche fosse eroina, è ora di alzare le mani e arrendersi.

Il Natale ti ha chiesto i documenti.

Ti sei aggrappato al cruscotto con le mani sudate pregando che ti lasciasse andare. Tutta questa agitazione non servirà a salvarti.

Abbassa il finestrino e respira a fondo.

Tra poche ore sarà tutto finito e potrai ricominciare da capo. Senza ricordare, senza esitare.

A passo svelto.

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