L’amore inevitabile

CITA a CIEGAS (Confidenze fatali) è un testo molto sudamericano. Cosa significa? Il senso di fatalità e la circolarità della storia, il grande inganno che sottende i nostri gesti, da quelli quotidiani alle espressioni più fuorvianti, l’idea che potremmo in qualche modo avere il controllo ma in realtà non lo abbiamo, tutte queste cose permeano il pensiero sudamericano, intriso di gioiosa malinconia, di magia, di tango e ribellione.

Sul palco, un uomo in completo bianco, seduto sulla panchina di un parco, guarda dritto davanti a sé. Intorno a lui la luce cambia lentamente, e con essa i riflessi dei fiori azzurro viola sull’albero di Jacaranda, che circonda la scatola scenica.

Anche se non viene mai detto esplicitamente, il personaggio principale, lo Scrittore, è chiaramente ispirato dal padre della letteratura argentina Jorge Luis Borges – che era solito godersi l’aria mattutina. “Lei è cieco?” gli chiede un passante, vestito di grigio, in giacca e cravatta. Risponde, serio: “Non ci vedo, non sono cieco. Si può essere ciechi anche vedendo, il vero cieco è chi non capisce.”

Le parole sono importanti nell’intreccio scritto da Mario Diament, drammaturgo nato a Buenos Aires nel 1942 ed esule a New York, Israele, Miami. E’ importante anche sapere quanto il capolavoro di Diament abbia viaggiato nel tempo e nello spazio: rappresentato in tutti i maggiori teatri dell’America latina, Cita a ciegas è approdato negli Stati Uniti e poi in Europa. Nel 2019 è prevista una produzione spagnola a Madrid. Molto del grande successo di questo meraviglioso testo è dovuto ai temi e ai personaggi: ognuno di noi è moglie, marito, figlio, padre, madre, amante, amato, fuggitivo, inseguitore. Ognuno ha preso alcune strade e non altre, ha acciuffato sogni, accarezzato desideri, battuto sentieri, abbandonato la propria casa per partire. Tutti hanno buttato del denaro. Chi non ha mai perso un treno o chiamato un taxi? Lo stesso si può dire del tradimento: anche se non è capitato di essere infedeli, è raro che qualcuno non abbia mai tradito un’ideale, una causa, un sogno. Mentire a sè stessi è comune, per molti è uno stile di vita, per altri una patologia.

La commedia è divisa in due.

Nella prima parte, la panchina unisce fisicamente i personaggi: accanto allo Scrittore si siede prima il Bancario, poi la Ragazza. Un veloce artificio teatrale trasforma il muro della scenografia nella libreria di uno studio medico: la panchina si divide in due poltrone, su cui siedono la Donna e la Psicologa. Nella conversazione tra le due scopriamo altri elementi che vanno a comporre un quadro sempre più chiaro: le ombre sfumate, tinte di giallo (“l’unico colore che vedo, e non è neanche il mio preferito” annota lo Scrittore) si trasformano in caratteri definiti, in uomini e donne che sembrano muoversi liberamente nello spazio e nel tempo ma vivono dentro le gabbie: imprigionati in un ruolo, in un mestiere, in una relazione, i personaggi si dibattono, alla ricerca di una via di uscita che il destino non sempre mette a disposizione.

La Ragazza è il perno di tutta la storia: la sua energia, la sua vitalità, la passione e l’amore che muove in coloro che la incontrano ne fanno il personaggio chiave della commedia umana a cui assistiamo. Essere la Ragazza non è per molti: serve talento, serve incoscienza, ma anche estro, bellezza e coraggio, quello che non ha avuto la madre quando ha calcolato costi e ricavi di un matrimonio basato sulla necessità e non sull’amore, condannando sè stessa e la sua famiglia all’infelicità.

Quell’amore inevitabile, di cui parlano a lungo lo Scrittore e gli altri personaggi, è l’amore passionale, ma soprattutto è l’amor proprio, l’amore per sè stessi, quel sentimento estremo che anima le persone determinate a perseguire i propri obiettivi, a realizzare un sogno. Buttarsi a capofitto nell’oceano della vita ti mette al riparo dalla delusione e dalla frustrazione, ma è pur sempre molto pericoloso. La maggior parte di noi decide di non farlo e se ne sta buono dentro il proprio recinto, non esce mai dal solito percorso, nemmeno per sedersi al parco, a prendere il sole su una panchina in un giorno qualunque, come confessa il Bancario, all’inizio. Ma ogni cosa ha un prezzo, ogni scelta ha una conseguenza, e nell’universo dei mondi paralleli, delle vite possibili ma astratte, il meccanismo di causa ed effetto farà la sua comparsa, unirà i puntini per mostrare il disegno, inesorabile.

Sempre alla fine della vita ci aspetta la morte, avverte l’autore. Se anche decidiamo di non vivere la nostra vita, questo non ci salverà dalla morte, perchè moriremo pur essendo vivi. Cosa resta da fare, allora? Possiamo annusare il profumo dei fiori e delle donne, ascoltare le vibrazioni che emanano gli esseri umani, con la loro semplice presenza, dare qualcosa di noi: un gesto affettuoso, una parola di conforto, la semplice presenza. Perchè la vita non è una partita doppia annotata sul libro contabile del destino, come vorrebbe il Bancario.

La vita è gioco, arte, ironia, armonia, poesia. Restiamo umani.

Teatro Franco Parenti e Fondazione Teatro della Toscana presentano Cita a ciegas (Confidenze fatali) di Mario Diament. Con Gioele Dix – Laura Marinoni, Elia Schilton – Sara Bertelà, Roberta Lanave. Scene Gianmaurizio Fercioni Luci Camilla Piccioni Costumi Nicoletta Ceccolini Musiche Michele Tadini. Traduzione, adattamento e regia di Andrée Ruth Shammah.

Al Teatro Stignani di Imola dal 30 gennaio al 3 febbraio 2019

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...