L’Hotel Rimini

Le mattine d’estate cominciano presto.

Mia madre compra pane e bomboloni, poi scende in spiaggia, non oltre le otto e e mezzo.

L’aria fresca mi pizzica le braccia, mentre trasporto il secchiello con i giochi fino al bagno numero 89.

“Vado a raccogliere le conchiglie per il mio castello.” dico a mamma, che sferruzza sotto l’ombrellone.

Calpesto la sabbia bagnata alla ricerca di tesori, finché lo vedo: un enorme relitto, con un’insegna che dice “Hotel Rimini”.

Attraverso la passerella, entro.

L’interfono continua a chiamare una bambina con un costumino rosso.

I suoi genitori l’aspettano dal 1974.

Persa nella Publifono.

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Saluti rotanti

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Amina non temeva la solitudine. Lei anelava la solitudine. Amina sognava fin da piccola di diventare un esploratrice spaziale ed era salita a bordo della navicella Solaria per svolgere la sua prima missione nell’orbita lunare a soli 21 anni. Amina era considerata un genio nel campo dell’astrofisica aerospaziale e la sua carriera fulminante era dovuta alla determinazione ma anche a capacità cognitive fuori dal comune. Amina aveva due lauree, una in ingegneria e la seconda in scienze fisiche e nel suo curriculum poteva vantare oltre 3.000 ore come pilota di aerei supersonici. Conosceva il russo e il cinese, leggeva i tarocchi francesi e praticava lo yoga in volo da almeno cinque anni.

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