Il pianeta delle Spose Radiose

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Dopo qualche giorno di navigazione Amina vide all’orizzonte una grossa torta bianca a sei piani. La torta era riccamente decorata con motivi floreali a tinte pastello e sormontata da un bouquet di roselline. L’atmosfera che la circondava era fatta di pulviscolo color rosa carico e intorno al pianeta gravitavano migliaia di confetti bianchi.

Amina manovrò la navicella cercando di evitare i confetti, molti dei quali si spiaccicarono sull’abitacolo sprigionando un liquido biancastro. Quando ormai la visibilità risultava gravemente compromessa, Amina riuscì a sbarcare sul pianeta.

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NEL PIANETA DELLE MAGRETTE

funny-entries-wildlife-photography-awards-2016-6jpg2Quando la dolce Amina eseguì l’ammaraggio sul nuovo pianeta che aveva puntato da qualche giorno, si accorse in breve che qualcosa non andava.

La navicella sprofondò in una nuvola soffice che ricopriva la superficie del corpo celeste. Anche visto da lontano il pianeta mostrava un aspetto bizzarro: la sua forma non era sferica o ellittica e nemmeno tetraedrica, ma somigliava a un disco piatto, a una padella senza il manico, a una crepe Suzette ma senza il Grand Marnier.

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Saluti rotanti

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Amina non temeva la solitudine. Lei anelava la solitudine. Amina sognava fin da piccola di diventare un esploratrice spaziale ed era salita a bordo della navicella Solaria per svolgere la sua prima missione nell’orbita lunare a soli 21 anni. Amina era considerata un genio nel campo dell’astrofisica aerospaziale e la sua carriera fulminante era dovuta alla determinazione ma anche a capacità cognitive fuori dal comune. Amina aveva due lauree, una in ingegneria e la seconda in scienze fisiche e nel suo curriculum poteva vantare oltre 3.000 ore come pilota di aerei supersonici. Conosceva il russo e il cinese, leggeva i tarocchi francesi e praticava lo yoga in volo da almeno cinque anni.

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